Bed and Rome and Breakfast - 3 B&B in Rome: quartieri
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giovedì 21 settembre 2017

SAN LORENZO - L'ANIMA DI ROMA (E NON SOLO)


Se i Fori e il Campidoglio sono la storia di Roma, Piazza di Spagna con il Tridente il salotto, San Lorenzo è l'anima di Roma ma non solo di Roma.
Abbiamo già avuto modo di parlare del quartiere dove si trova San Lorenzo Guest House, ma qualche altro approfondimento è d'obbligo.
La zona di San Lorenzo misura in totale poco più di 30 ettari, mezzo chilometro quadrato includendoci la parte a nord della Via Tiburtina. Eppure questa piccola zona ha avuto una influenza enorme sulla storia contemporanea, e non solo quella italiana.

Nota: quelle che seguono sono osservazioni derivanti da mie opinioni personali. Come tali esse sono criticabili e ogni visione alternativa è ben accetta. 

giovedì 15 giugno 2017

TESTACCIO - IL CUORE ROMANISTA DI ROMA


In tutte le città che hanno più di una squadra di calcio militanti nella serie maggiori, esiste una fiera rivalità. Sarà perché tutto ciò che riguarda Roma è unico, nessuna rivalità come quella tra Roma e Lazio è così sentita tanto da essere diventata simbolo delle rivalità stracittadina ed essere entrata nella cultura popolare venendo ad essere messa al centro di numerosi film e telefilm famosi a partire da Un giorno in pretura degli anni '50 del XX secolo fino a I Cesaroni, recente serie televisiva e anche Mangia prega ama, film americano del 2010 con Julia Roberts.
Aldilà dell'unicità di Roma, cosa ha fatto sì che questa rivalità diventasse tanto accesa?

giovedì 16 marzo 2017

VERGOGNA!

Piazza dell'Immacolata San Lorenzo

Sì, vergogna!. La categoria dei giornalisti, o pseudo tali, dovrebbe solo vergognarsi a mandare in onda servizi come quello andato in onda lunedì 13 marzo 2017 si SKY TG 24 alle 13, in un ora di alto ascolto, fatto unicamente per denigrare il quartiere di San Lorenzo e chi lo frequenta.
E' la prima volta che, su questo blog, scrivo su un argomento di attualità e non di storia, di posti da visitare o dove andare. Non volevo scrivere su temi per così dire politici perché sono temi sempre delicati da affrontare, ma dopo avere visto quel servizio, tra l'altro solo un pezzo, che mi ha fatto andare di traverso il pranzo, ho deciso di fare un'eccezione che spero sia l'ultima.
Ho ritrovato in rete il pezzo e qui sotto lo potete vedere.


Vergogna, lo ripeto ancora! Come si fa a dare la responsabilità dei problemi a chi fa solo il suo mestiere di giovane, a chi fa ciò che tutti i giovani, in ogni epoca hanno fatto, divertirsi?
E' forse colpa degli studenti che la sera animano San Lorenzo se poi la mattina l'AMA non passa a pulire le strade come invece magari fa in quartieri più celebrati, tra l'altro anche male?
Perché dare voce solo a coloro che si sentono disturbati da chi la sera si ritrova in un ristorante, un bar, un pub, e non a coloro che questi locali gestiscono con impegno lavorando fino a tarda notte e ricavandoci, spesso, solo quanto basta per vivere dignitosamente?
Perché usare paroloni come criminalità per il fatto che la sera circolano sostanze poco lecite o illecite? Perché dire che a San Lorenzo abitano tanti detenuti ai domiciliari, mentre la realtà è che mote persone in regime di semi-libertà e che non hanno un posto dove andare, sono accolte dall'Esercito della Salvezza che garantisce loro un posto dignitoso dove stare?
Io a San Lorenzo non ci abito, ho una attività di affittacamere. Ebbene mai nessun mio ospite è stato derubato o fatto oggetto di violenze a San Lorenzo. Gli avranno forse proposto uno spinello, che avrà rifiutato o acquistato, questo non lo so. Se sono stati derubati, questo è successo in luoghi più rinomati come Piazza di Spagna, o sui mezzi pubblici. Ma mai, mai, a San Lorenzo. Mai nessun ospite mi ha parlato di atti di vandalismo compiuti sulla sua macchina.
Perché dire che di giorno è un quartiere morto quando invece, di giorno, è uno dei pochi posti a Roma dove si può camminare in mezzo alla strada senza rischiare di essere travolti dalle auto e senza sentire puzza di smog e rumore di clacson?
Perché diffamare quando San Lorenzo è uno dei pochi posti a Roma dove entrando in un bar e mettendosi a chiacchierare con un altro avventore, che molto probabilmente sarà o uno studente o un professore dell'università,  può anche capitare che l'argomento di conversazione non sia solo il calcio o la politica vissuta vissuta con spirito di tifoso della Curva Sud?
Nel servizio ho visto intervistate quase esclusivamente persone anziane. Beh, prima di prendersela con la movida avrebbero dovuto ricordarsi cosa era San Lorenzo prima dell'arrivo della movida. Sul finire degli anni '70 io ero studente universitario e Via Tiburtina era una specie di confine. Oltre Via Tiburtina si poteva dire, come nell'antichità, "hic sunt leones". Non ci si andava oltre a meno di non appartenere a qualche banda malavitosa o a qualche organizzazione extra-parlamentare ben dotata di bastoni e bottiglie molotov.
Poi, appunto, è arrivata la movida e ha ripulito il quartiere. Sì, ci sono gli spacciatori che vendono lo sballo un tanto al grammo. Ma nessuno obbliga nessuno ad acquistare le polverine da sballo.
Ci sta confusione, ma è confusione fatta da ragazzi che intanto il giorno studiano, che si preparano ad essere la futura classe dirigente dell'Italia, non è la confusione fatta dai branchi di vandali alienati che arrivano dalle periferie abbandonate a se stesse e che si trovano molto più a loro agio in zone come Trastevere, Testaccio, Monti. A San Lorenzo non potrebbero mimetizzarsi, troppo evidente sarebbe la disparità culturale rispetto agli universitari. E se gli studenti la sera vogliono fare un poco di baldoria, lasciamogliela pure fare.
E, cari giornalisti, se volete fare vere inchieste, cercate le responsabilità dove stanno veramente, non dove "fa un bel titolo".

Vincenzo Sangiorgio

domenica 12 marzo 2017

SET CINEMATOGRAFICI ROMANI - PRIDIO CHI?


Pridio chi? Per l'esattezza dovrebbe essere, Lampridio chi?
Nel finale di Borotalco, film di Carlo Verdone del 1982, viene citata una via di Roma intitolata a Elio Lampridio Cerva.
Sergio Benvenuti, il personaggio interpretato da Carlo Verdone, chiede alla moglie Rossella se sa dove si traova Via Lampridio Cerva e la moglie gli risponde, appunto, "Pridio chi?".


In un modo o nell'altro, comunque, il nostro eroe trova la strada e scopriamo che, nonestante il nome molto "antico romano", Elio Lampridio Cerva è stato un umanista dalmata vissuto tra il XV e il SVI secolo. "Pridio chi" era originario di Ragusa di Dalmazia, l'attuale Dubrovnik in Corazia e il suo nome di nascita era Ilija Crijević. Faceva parte di una delle famiglie più aristocratiche della Dalmazia e passò gran parte della sua vita a Roma latinizzando il suo nome, convinto come era che solo il latino fosse una lingua degna di una persona colta.
Giunto a destinazione, Sergio Benvenuti ritrova la sua ex-collega Nadia Vandelli, interpretata da Eleonora Giorgi, di cui si era innamorato quando entrambi vendevano porta a porta, lei con gran successo, lui con nessun successo, la collezione de I Giganti della Musica. E finalmente si baceranno.


In ogni caso ipalazzi dove si svolge la scena finale non si trovano affatto a Via elio Lampridio Cerva a Vigna Murata, ma a Via Umberto Saba, a Fonte Ostiense, a circa 4 km di distanza. Nella foto li vediamo come sono oggi a 35 anni di distanza.


Borotalco è sicuramente uno dei fim meglio riusciti di Verdone, sicuramente uno di quelli le cui battute e scene sono rimaste più impresse nella memoria e sono diventate modo di dire comune.
Personalmente è quello che mi piace di più, forse perché mi sono un poco ritrovato nel personaggio di Sergio Benvenuti, un sognatore dotato di grandi capacità, di fondo è un ottimo attore, che fa fatica a realizzare i suoi sogni.
L'attenta scelta delle location è uno dei segreti del successo dei film di Verdone. I palazzoni spogli in zone ancora in costruzione della periferia romana si intonano perfettamente con la piccolissima borghesia commerciale di cui fa parte Nadia con il marito, gestore di un bar.
Sergio abita invece in un appartamento che ha un certa pretenziosità, quadri e statue abbondano, messo su sicuramente con i soldi del suocero, interpretato dal grande Mario Brega, titolare di una bella salumeria in una caratteristica via del centro. Qui la vediamo nella celebre scena delle olive greche.

Dopo avere ricordato il bel palazzetto in prossimità del lungotevere dove Sergio si reca per il colloquio di assunzione con I Giganti della Musica, non possiamo non ricordare il favoloso attico dove Sergio incontra il sedicente architetto Manuel Fantoni, in realtà il ristoratore fallito Cesare Cuticcha che vive di espedienti facendo avanti e indietro con il carcere, di cui poi prenderà il posto.
Ed è qui, in questo attico, che ha luogo la scena più famosa del film, quella del "cargo battente bandiera liberiana", ormai diventato un modo di dire comune nel linguaggio di tutti i giorni per indicare qualcosa di misterioso ma al tempo stesso inventato.


Per chi vuole ecco il film completo.

giovedì 9 marzo 2017

RIONE ESQUILINO - LA PANCIA DI ROMA


San Giovanni è il cuore di Roma, Prati la mente, San Lorenzo l'anima, Piazza di Spagna e il Tridente la vetrine,Pantheon il salotto, Colosseo, Palatino, Circo Massimo la memoria, Trastevere e Testaccio l'animo popolare e San Pietro lo spirito.
E l'Esquilino è la pancia, l'apparato digerente, dove tutto entra e tutto viene assimilato.

In epoca pre-imperiale il territorio dell'attuale rione era destinato essenzialmente a discarica. Vi si trovavano anche luoghi di sepoltura per schiavi o cittadini di basso ceto sociale.

www.sanlorenzoguesthouse.com

La riforma augustea della ripartizione cittadina e la crescita della città fecero sì che l'area subisse una trasformazione radicale. Tutto quanto esistente venne ricoperto con una decina di metri di terra da riporto e vennero realizzati sia delle passeggiate pubbliche che giardini privati come i famosi Orti di Mecenate. Nel Medioevo il terreno divenne proprietà dei conventi che erano sorti nella zona. Successivamente, nel Seicento, sorsero numerose ville nobiliari di cui è rimasta solo Villa Wolkonsky, attuale residenza dell'ambasciatore del Regno Unito.
Porta Alchemica
Portici di Piazza Vittorio
Tutte le altre ville sparirono quando, dopo l'unità d'Italia, la zona venne rapidamente urbanizzata, anche in maniera piuttosto slvaggia, per far fronte alle esigenze abitative del ceto impiegatizio statale che si stava trasferendo nella nuova capitale. Di Villa Palombara resta solo la Porta Alchemica che si trova nei giardini di Piazza Vittorio Emanuele II (non chiamatela così, nessuno vi saprà dire dove si trova, per i romani è semplicemente Piazza Vittorio). Questa piazza, che è il centro del rione, è unica come stile in tutta Roma, essendo completamente circondata da porticati come nelle città del Nord Italia. Tutto lo stile del quartiere è peraltro tipicamente sabaudo, con le strade disposte parallelamente e perpendicolarmente tra di loro.

Porta Maggiore
Santa Maria Maggiore
Tra i vari rioni del centro, l'Esquilino è uno di quelli con il minor numero di luoghi di interesse artistico e archeolgico. Peraltro quanto potrete vedere all'Esquilino farebbe la fortuna turistica di qualsiasi città di medie dimensioni fuori dall'Italia. Possiamo citare, senza che la lista sia completa
  • Basilica papale di Santa Maria Maggiore 
  • Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, dove sono conservate le reliquie della croce di Gesù Cristo
  • Porta Maggiore, la più imponente delle porte che si aprono nelle mura Aureliane; in realtà è una parte monumentale dell'acquedotto Claudio
  • Ninfeo di Alessandro, nei giardini di Piazza Vittorio
  • Tempio di Minerva Medica, a Via Giolitti
  • Auditorium di Mecenate, in Largo Leopardi
  • Obelisco Espuilino, sul retro di Santa Maria Maggiore, copia romana di un oblesico egizio
  • Colonna della Pace, di fronte a Santa Maria Maggiore, l'unica rimasta di quelle che sorreggevano la volta della Basilica di Massenzio.
Ninfeo di Alessandro
Tempio di Minerva Medica
 L'edificio più importante dell'Esquilino è però sicuramente la Stazione Termini, il più importante punto di ingresso e uscita da Roma. E' stata proprio la presenza della Stazione Termini che ha fatto sì che l'Esquilino sia diventata la zona più multi-etnica di Roma, quella che inghiotte e assimila, sia pure nel tempo, i nuovi arrivati.
Stazione Termini
La Chinatown dell'Esquilino
Ciò non deve apparire strano; nella Roma imperiale coesistevano persone provenienti dai tutti i più remoti angoli dell'impero e a partire dal III secolo gli imperator nati a Roma iniziarono a diventare una rarità..
Laddove quindi la presenza di numerosi immigrati crea sicuramente problemi, anche di degrado urbano, essa crea anche una vitalità che non si riscontra in altre zone di Roma che, talvolta, paiono un poco ingessate a memoria del passato. Rendere l'Esquilino un luogo vivibile e caratteristico è una sfida che non riguarda solo l'amministrazione ma la cittadinanza tutta.

giovedì 2 marzo 2017

SAN GIOVANNI IL QUARTIERE CHE NON C'E' - 3 - CURIOSITA'


1) In Piazza San Giovanni in Laterano, all'inizio di Via Merulana ci sta un pezzo di acquedotto romano inserito tra due palazzi.
2) L'obelisco Lateranense, che si trova in Piazza San Giovanni in Laterano, è il più alto obelisco monolitico del mondo
3) In Via Apulia, all'angolo con Via Farsalo, sul muro esterno di una scuola ci sta un grande murales dedicato a Francesco Totti realizzato da Lucamaleonte, street artist autore di numerosi murales in varie città.
4) Sempre in Via Apulia, circa a metà della strada, vi potrà capitare di vedere un anziano signore che ripara piccoli elettrodomestici seduto su uno sgabello sul marciapiede.
5) In Via Veio, quasi all'angolo con Via Appia Nuova, si trova AntiCafè, la prima caffetteria a tempo aperta a Roma, dove insomma si paga non per ciò che si consuma ma per il tempo che si rimane dentro.
6) In Via Albalonga si trova la sede storica di Pompi, bar notissimo per il suo tiramisù.
7) In Via Marruvio si trova un negozio che vende dischi a 33 giri d'epoca.
8) Il ristorante-pub-pizzeria Robivecchio in Via Gallia all'angolo con Via Licia prende il nome da un negozio di robivecchi (cioè un rigattiere) che si trova proprio accanto.
9) Ai margini del quartiere, proprio di fronte alle Terme di Caracalla, si trova la villa che è stata di Alberto Sordi.
10) In Via Vetulonia si trova la trattoria Core de Roma. Le foto e le magliette dei calciatori appese alle pareti, nonché i colori delle pareti, non lasciano alcun dubbio sulla fede calcistica dei proprietari del ristorante. Tra tutte le magliette primeggia, naturalmente, quella di Francesco Totti cresciuto nella casa proprio di fronte al ristorante e che ha tirato i primi calci al pallone sul campo G.I.L. della Fortitudo Roma, a Via Lusitania.
11) La palestra della Fortitudo Roma è stata realizzata dall'architetto Enrico Del Debbio, lo stesso che ha realizzato il complesso del Foro Italico.
12) In Via Sannio si trova lo storico mercato all'aperto dell'abbigliamento low-cost. Il mercato, che attualmente lavora su un'area ridotta a causa dei lavori di realizzazione della linea C della metropolita, è famoso anche per la vendita di attrezzature per il campeggio e la pesca.

Vincenzo

lunedì 27 febbraio 2017

SET CINEMATOGRAFICI ROMANI - VIGNE NUOVE


Non sono solo i luoghi famosi come il Colosseo o San Pietro a fungere da set cinematografici, ma anche zone sconosciute ai più, spesso anche agli stessi romani.
Carlo Verdone, a partire dal suo primo film, Bianco Rosso e Verdone, si è imposto come nuovo mattatore della commedia all'italiana ad episodi. Nel suo secondo film, Un Sacco Bello, incentrato sul personaggio di Enzo, un bulletto di periferia che vuole passare il Ferragosto a Cracovia, nella Polonia del regime comunista, in cerca di facili avventure, sceglie come ambientazione dell'incontro tra Enzo e l'amico Sergio in una strada dall'aspetto desolato, Via Giovanni Conti, dominata dalle torri di Vigne Nuove, cosi chiamate dall'omonima strada che interseca Via Giovanni Conti a breve distanza da dove si svolge la scena. Oggi l'aspetto è meno desolato, come si può vedere dalla foto di sotto. Eppure rimane simbolo di una periferia spesso troppo trascurata anche perché spesso i complessi residenziali come quello di Vigne Nuove sono opere di architetti importanti e comunque testimonianze di un periodo storico che ha profondamente cambiato Roma. A questo luogo sono poi legato in quanto l'ufficio dove ho lavorato per quasi venti anni si trovava a poche centinaia di metri di distanza.


Ma godiamoci ora l'intero episodio del film.


Vincenzo



sabato 25 febbraio 2017

SET CINEMATOGRAFICI ROMANI - QUELLE STRANE OCCASIONI


Quelle strane occasioni del 1976 è uno dei film cult della commedia all'italiana. Incentrato sui tabù s sulle ipocrisie in tema di sesso tipici degli italiani di 40 anni fa, il film è diviso in tre episodi e diretto da maestri del cinema quali Nanny Loy, Luigi Comencini e Luigi Magni Gli interpreti sono autentici mostri sacri della commedia, Paolo Villaggio, Nino Manfredi,  Alberto Sordi e Stefania Sandrelli.
Lìepisodio interpretato da Alberto Sordi e Stefania Sandrelli, LìAscensore, ci narra di un monsignore che, andando a trovare la sua amante, rimane bloccato in ascensore nella calura ferragostana di una Roma deserta per le ferie, con un'avvenente bionda. Verrà fuori tutta la sua ipocrisia.
In alcune sequenze si vede un palazzo, quello dove i due si trovano? Dove è questo palazzo?
Si trova al Portuense, esattamente all'angolo tra via Anselmo Ciappi e via Guglielmo Mengarini.

Parte 1


Parte 2

Parte 3




Parte 4


Parte 5




Vincenzo (con un ringraziamento alla persona che mi ha mostrato quel palazzo)

sabato 18 febbraio 2017

SAN GIOVANNI - IL QUARTIERE CHE NON C'E' - 2 - ORIGINE DI UNA PAROLA

 

Lasciando Piazza San Giovanni in Laterano, quella con l'obelisco per intenderci, dalla parte del battistero, si imbocca Via dell'Amba Aradam. Sulla destra si trova la zona ospedaliera con il San Giovanni e l'Addolorata, che costituiscono un polo unico, e il Britannico il cui ingresso si trova su Via Santo Stefano Rotondo. Ma lasciamo pure perdere gli ospedali, in fondo non siamo qui per farci curare, e restiamo invece su questa via. Quante volte abbiamo sentito dire "qui ci sta un ambaradan" per intendere che ci sta una gran confusione? Molte probabilmente, e ci saremo chiesti da dove derivi questa strana parola. Ecco, questa strada ci fornisce la risposta.
L'Amba Aradam
L'Amba Aradam è un altopiano (amba in lingua locale) dell'Etiopia dove nel 1936, durante le guerre coloniali, le truppe italiani sconfissero quelle abissine in una battaglia che ebbe, in realtà, ben poco di eroico. In aggiunta, tre anni dopo, nello stesso posto una ribellione locale venne stroncata utilizzando gas tossici già vietati dalle convenzioni internazionali. Perché, caduto il fascismo, si sia deciso di mantenere questo toponimo celebrativo per una via importante di Roma resta per me un mistero, ma tant'è. Tra l'altro durante la battaglia si venne a creare una situazione piuttosto ridicola dalla quale è derivato, appunto, il modo di dire qui ci sta un ambaradan.
Avvenne infatti che alcune tribù locali pensarono di sfruttare la situazione alleandosi alternativamente ora con l'una, ora con l'altra parte in battaglia. Insomma, quello che fino a un minuto prima era un alleato, un minuto dopo iniziava a sparare contro a seconda di chi offriva di più.
Al rientro in Italia un qualche ignoto soldato, inconsapevole del fatto che stava creando una nuova parola e modo di dire, riferendosi a una situazione confusa inizio a dire "qui è come ad Amba Aradam, qui è un'Amba Aradam". In breve il modo di dire entrò nell'uso comune, anche per l'assonanza con baraonda, le due parole vennero fuse in una sola con la m finale sostituita da una n.
Via dell'Amba Aradam sarà in breve tempo (nota importante: per breve tempo bisogna ben intendersi sul significato che, per una città che ha 2700 anni di storia, non è lo stesso valido in qualsiasi altra parte del mondo) il luogo dove si troverà la prima stazione archeologica della metropolitana di Roma. Infatti, durante i lavori di realizzazione della omonima stazione della linea C che si troverà verso la fine della via verso Porta Metronia, sono stati rinvenuti i resti di una grande caserma risalente alla prima metà del II secolo che venne demolita e interrata quando vennero realizzate le Mura Aureliane.

mercoledì 15 febbraio 2017

SAN GIOVANNI - IL QUARTIERE CHE NON C'E' - 1


"San Giovanni è uno dei quartieri più popolati di Roma, caratterizzato dal Palazzo Laterano e dalla famosa Basilica di San Giovanni in Laterano."
Così è scritto sul sito turistico ufficiale del Comune di Roma.
Ma, in realtà, San Giovanni è un quartiere che non esiste. Se date un'occhiata alla suddivisione di Roma, sia che si parli di toponomastica cioè di quartieri, di municipi o di zone urbanistiche, ebbene San Giovanni non ci sta proprio. Non è neanche una porzione definita di un quartiere più grande come ad esempio lo è il Coppedè del quartiere Trieste. Eppure, per tutti i romani, San Giovanni è un quartiere che esiste, eccome.
E non potrebbe essere altrimenti considerando che la Basilica di San Giovanni in Laterano, madre di tutte le chiese del mondo, è la cattedrale di Roma e quindi sede ufficiale del vescovo di Roma, cioè del Papa. E in effetti, nella Basilica di San Giovanni si trova la Santa Sede, cioè il trono simbolo del papato. E quindi San Giovanni è il vero cuore della Roma di oggi.
Non essendo un quartiere ufficialmente esistente, non ha confini definiti; ognuno li definirà a propria discrezione. La mappa mostra la mia personalissima opinione, liberissimo ogni lettore di esprimere la propria. La mia tracciatura include parte di Monti, Celio, Esquilino, Appio-Latino e Tuscolano.


lunedì 19 dicembre 2016

Rione Prati di Roma - Quando la storia si fa città


Rione XXII Prati è uno degli ultimi nati di quelli che costituiscono il centro di Roma. E' stato infatti istituito ufficialmente nel 1921.
Al pari del Rione XXI San Saba, istituito nello stesso anno, è di recente urbanizzazzione ma, al contrario di San Saba, era una zona disabitata anche ai tempi della Roma imperiale. Il nome Prati deriva infatti dal fatto che nella zona si estendevano prati e campi coltivati che andavano dal Tevere fino alle pendici di Monte Mario.
Nell'antichità la zona era nota come Horti Domitii e poi come Prata Neronis. Successivamente prese il nome di Prata Sancti Petri, in riferimento alla Basilica di San Pietro o di Prati di Castello, riferendosi a Castel Sant'Angelo.
Palazzo di Giustizia
Pur caratterizzato da numerosi uffici, in particolare studi legali a causa della presenza del Palazzo di Giustizia, da moltissime attività commericali, di ristorazione e ricettive alberghiere, la zona è infatti una dalle preferite dai turisti stranieri per la vicinanza al Vaticano e gli ottimi collegamenti, il Rione Prati è sicuramente uno dei cuori della Roma moderna insieme alla zona intorno alla Basilica di San Giovanni in Laterano.
L'urbanizzazione della zona, con la realizzazione dei primi insediamenti abitativi, ha inizio nel 1883 e riflette in pieno il momento storico che l'Italia viveva alla fine del XIX secolo.
I palazzi sono costruiti prevalentemente in stile umbertino e l'urbanistica dell'area è tipicamente sabauda, con strade tra loro perpendicolari e parallele.



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E' peraltro curioso che tale forma urbanistica venga oggigiorno definita sabauda, in quanto caratteristica di Torino, un tempo capitale del regno dei Savoia. Essa infatti era la forma con cui venivano realizzati gli accampamenti delle legioni romane; fu da uno di questi accampamenti, poi trasformato in colonia, che nacque Augusta Taurinorum, l'odierna Torino come pure Augusta Praetoria Salassorum, l'attuale Aosta, anch'essa città facente parte del regno sabaudo.
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Piazza Risorgimento
Piazza Cavour
Ciò che caratterizza la zona e appunto riflette il momento storico di fine XIX secolo, è il fatto che nessuna strada abbia come sfondo la pur vicinissima Basilica di San Pietro. In quegli anni, immediatamente successivi alla presa di Roma, i rapporti tra il giovane Regno d'Italia e la Santa Sede erano infatti tesissimi. Oltre a ciò la maggiorn parte delle strade vennero nominate dedicandole a grandi personaggi dell'antica Roma pagana, sia repubblicana che imperiale (Silla, Scipioni, Gracchi, Germanico). Due delle piazze principali vennero inoltre intitolate al Risorgimento stesso, che aveva portato alla nascita del Regno d'Italia, e a Cavour, l'artefice dell'unità d'Italia. Vi è peraltro anche Piazza dell'Unità.
Via Cola di Rienzo
La terza piazza importante e la via principale di Prati sono invece dedicate a Cola di Rienzo, un popolano romano divenuto poi tribuno, a metà del XiV secolo, quando la corte papale si era trasferita ad Avignone, tentò di restaurare a roma le istituzioni repubblicane, sottraendo la città al controllo dei baroni. Nonostante il fatto che Cola di Rienzo non sia mai stato contrario al papato, anzi ne abbia cercato il sostegno, egli rimase nell'immaginario come un simbolo di libertà e di lotta al potere, entrando quindi a pieno titolo tra coloro cui il pensiero risorgimentale si ispirò.


Raggiungere Prati da San Lorenzo Guest House è molto facile. Basta prendere il tram 19 in direzione Risorgimento alla fermata che si trova a breve distanza dalla nostra struttura. Lo stesso si può fare partendo da Villa Borghese Guest House.


venerdì 2 dicembre 2016

Un paese dentro la città - Il Rione San Saba a Roma

Quasi tutte le città hanno i loro angoli appartati e suggestivi, fuori dai flussi del traffico. Ricordo, tra i luoghi che ho visto viaggiando, l'isola di Kampa, nel centro di Praga, e Gramercy Park in piena Manhattan, New York.
Roma non fa, da questo punto di vista, eccezione. Strade come il Clivo di Scauro, immutato da 1700 anni, sono come piccole gemme incastonate nel tessuto urbano della città.
Il rione di San Saba all'Aventino è un intero piccolo paese dentro il centro di Roma.
Compreso tra le mura Aureliane, nella parte che va da Porta San Sebastiano a Posta San Paolo, viale Aventino e viale delle Terme di Caracalla, è, insieme all'adiacente Celio, il rione più verde del centro cittadino. Dopo Campitelli, che peraltro comprende l'area istituzionale del Campidoglio e quella archeologica del Palatino e del Foro, è il rione meno densamente popolato.